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The Complete Collection of Elena Ferrante

The Complete Collection of Elena Ferrante

By Friendspire

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Friendspire curated this based on a list by Friendspire on 13 May 2021.

Have you ever thought about why you like to read? What makes you so interested in reading books vs just "watching" a book? I mean the "Harry Potter" books and films are about the same, right? (The answer to that question is no. Dear God, the answer is definitely no.) Well then, what makes you a bibliophile? Is it that smell of paperback novels or the feel
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Sullo sfondo di una Napoli dalle atmosfere grevi e soffocanti il viaggio di Delia all'interno di se stessa e del suo passato, nel tentativo di capire i motivi che hanno portato la madre a una morte misteriosa. I ricordi si aprono in un confronto con la figura della madre mai capita fino in fondo, amata e odiata a un tempo. Passato e presente si intrecciano e si confondono mentre Delia si sorprende a scoprire nuovi aspetti della sua personalità e di quella di sua madre. E finalmente i vuoti si riempiono, lasciando un senso di pacificazione. Un libro che scava nel rapporto madre-figlia senza nessuna indulgenza, con un linguaggio lucido e scarno che proprio per questo è ancora più incisivo e intenso. Un thriller "domestico" amaro e pieno di umanità.

Una donna ancora giovane, serena e appagata, tutt’altro che inattiva nel cerchio sicuro della famiglia, viene abbandonata all’improvviso dal marito e precipita in un gorgo scuro e antico. Rimasta con i due figli e il cane, profondamente segnata dal dolore e dall’umiliazione, Olga, dalla tranquilla Torino dove si è trasferita da qualche anno, è risucchiata tra i fantasmi della sua infanzia napoletana, che si impossessano del presente e la chiudono in una alienata e intermittente percezione di sé. Comincia a questo punto una caduta rovinosa che mozza il respiro, un racconto che cattura e trascina fino al fondo più nero, più dolente dell’esperienza femminile. «La voce rabbiosa, torrenziale di questa autrice è qualcosa di raro». (The New York Times) «Ho letto questo romanzo in un giorno, obbligandomi a prendere respiro come fa un nuotatore. I giorni dell’abbandono è stellare». (Alice Sebold, autrice di Amabili resti)

Questo libro - che in questa edizione tascabile è arricchito di nuovi saggi e contributi - ci porta nel laboratorio di Elena Ferrante, ci permette di lanciare uno sguardo dentro i cassetti da cui sono usciti i suoi tre romanzi, L'amore molesto, I giorni dell'abbandono e La figlia oscura, offrendo un esempio di passione assoluta per la scrittura. La scrittrice risponde a non poche delle domande che le hanno fatto i suoi lettori negli ultimi quindici anni. Dice, per esempio, perché chi scrive un libro farebbe bene a tenersi in disparte e lasciare che il testo faccia il suo corso. Dice i pensieri e le ansie di quando un romanzo diventa film. Dice com'è complicato trovare risposte in pillole alle domande di un'intervista. Dice delle gioie, delle fatiche, delle angosce di chi narra una storia e poi la scopre insufficiente. Dice dei suoi rapporti con la psicoanalisi, con le città in cui è vissuta, con l'infanzia come magazzino di mille suggestioni e fantasie, con il femminismo. Il risultato è l'autoritratto narrativamente vivacissimo di una scrittrice al lavoro. -- From publisher's website.

Un racconto avvincente che scava nei sentimenti contraddittori che ci legano ai nostri figli. Leda è un'insegnante di letteratura inglese, divorziata da tempo, tutta dedita alle figlie e al lavoro. Ma le due ragazze partono per raggiungere il padre in Canada. Ci si aspetterebbe un dolore, un periodo di malinconia. Invece la donna, con imbarazzo, si sente come liberata e la vita le diventa più leggera. Decide di partire per una vacanza al mare in un paesino del sud. Ma, dopo i primi giorni quieti e concentrati, la donna si imbatte in una famiglia poco rassicurante, in eventi minacciosi. Pagina dopo pagina la trama di una piacevole riconquista di sé si logora e Leda compie un piccolo gesto opaco, ai suoi stessi occhi privo di senso, che la trascinerà verso il fondo buio della sua esperienza di madre.

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La spiaggia di notte

2016 . Elena Ferrante

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Elena Ferrante prende spunto dal suo romanzo La figlia oscura, per scrivere un’affascinante fiaba dedicata a bambine, bambini, ma anche ai più grandi. Molti ricorderanno che al centro del racconto de La figlia oscura c’era una bambola persa (in realtà rubata) su una spiaggia da una bambina. In questa fiaba, La spiaggia di notte, chi racconta la storia è proprio la bambola, che vive una notte da incubo prima di essere felicemente ritrovata il mattino seguente da Mati, la bambina cui appartiene. “Mati è una bambina di cinque anni” – così inizia la fiaba– “che parla moltissimo, specialmente con me. Io sono la sua bambola. Il padre è appena arrivato. Viene al mare ogni fine settimana e le ha portato in regalo un gatto bianco e nero. La conseguenza è che fino a cinque minuti fa Mati giocava con me e ora gioca col gatto, che ha chiamato Minù. Me ne sto sulla sabbia, al sole, e non so che fare”. Mati è talmente presa dal gattino che dimentica Celina, la bambola, sulla spiaggia. Per Celina inizia un’avventura spaventosa, una interminabile notte sulla spiaggia in balia del Bagnino Crudele del Tramonto e del suo amico, il Grande Rastrello, che terrorizzano tutti gli oggetti e gli esseri finiti sulla spiaggia – Cavalluccio di plastica, Tappo di metallo, Penna biro, Scarabeo – e li ammucchiano per farne un grande fuoco. Le avventure proseguono per tutta la notte, fantastiche e spaventose, fino a che il Sole nascerà salvando la bambola e facendole ritrovare Mati, la sua amata mamma. La fiaba è accompagnata dalle bellissime illustrazioni a colori di Mara Cerri, una delle migliori illustratrici europee.

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Elena Ferrante prende spunto dal suo romanzo La figlia oscura, per scrivere un’affascinante fiaba dedicata a bambine, bambini, ma anche ai più grandi. Molti ricorderanno che al centro del racconto de La figlia oscura c’era una bambola persa (in realtà rubata) su una spiaggia da una bambina. In questa fiaba, La spiaggia di notte, chi racconta la storia è proprio la bambola, che vive una notte da incubo prima di essere felicemente ritrovata il mattino seguente da Mati, la bambina cui appartiene. “Mati è una bambina di cinque anni” – così inizia la fiaba– “che parla moltissimo, specialmente con me. Io sono la sua bambola. Il padre è appena arrivato. Viene al mare ogni fine settimana e le ha portato in regalo un gatto bianco e nero. La conseguenza è che fino a cinque minuti fa Mati giocava con me e ora gioca col gatto, che ha chiamato Minù. Me ne sto sulla sabbia, al sole, e non so che fare”. Mati è talmente presa dal gattino che dimentica Celina, la bambola, sulla spiaggia. Per Celina inizia un’avventura spaventosa, una interminabile notte sulla spiaggia in balia del Bagnino Crudele del Tramonto e del suo amico, il Grande Rastrello, che terrorizzano tutti gli oggetti e gli esseri finiti sulla spiaggia – Cavalluccio di plastica, Tappo di metallo, Penna biro, Scarabeo – e li ammucchiano per farne un grande fuoco. Le avventure proseguono per tutta la notte, fantastiche e spaventose, fino a che il Sole nascerà salvando la bambola e facendole ritrovare Mati, la sua amata mamma. La fiaba è accompagnata dalle bellissime illustrazioni a colori di Mara Cerri, una delle migliori illustratrici europee.

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Those who Leave and Those who Stay

2014 . Elena Ferrante

good-reads4.3/5
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The incredible story continues in book three of the critically acclaimed Neapolitan Novels! Since the publication of My Brilliant Friend, the first of the Neapolitan novels, Elena Ferrante's fame as one of our most compelling, insightful, and stylish contemporary authors has grown enormously. She has gained admirers among authors—Jhumpa Lahiri, Elizabeth Strout, Claire Messud, to name a few—and critics—James Wood, John Freeman, Eugenia Williamson, for example. But her most resounding success has undoubtedly been with readers, who have discovered in Ferrante a writer who speaks with great power and beauty of the mysteries of belonging, human relationships, love, family, and friendship. In this third Neapolitan novel, Elena and Lila, the two girls whom readers first met in My Brilliant Friend, have become women. Lila married at sixteen and has a young son; she has left her husband and the comforts her marriage brought and now works as a common laborer. Elena has left the neighborhood, earned her college degree, and published a successful novel, all of which has opened the doors to a world of learned interlocutors and richly furnished salons. Both women have attempted are pushing against the walls of a prison that would have seen them living a life of misery, ignorance and submission. They are afloat on the great sea of opportunities that opened up during the nineteen-seventies. Yet they are still very much bound to each other by a strong, unbreakable bond.

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The incredible story continues in book three of the critically acclaimed Neapolitan Novels! Since the publication of My Brilliant Friend, the first of the Neapolitan novels, Elena Ferrante's fame as one of our most compelling, insightful, and stylish contemporary authors has grown enormously. She has gained admirers among authors—Jhumpa Lahiri, Elizabeth Strout, Claire Messud, to name a few—and critics—James Wood, John Freeman, Eugenia Williamson, for example. But her most resounding success has undoubtedly been with readers, who have discovered in Ferrante a writer who speaks with great power and beauty of the mysteries of belonging, human relationships, love, family, and friendship. In this third Neapolitan novel, Elena and Lila, the two girls whom readers first met in My Brilliant Friend, have become women. Lila married at sixteen and has a young son; she has left her husband and the comforts her marriage brought and now works as a common laborer. Elena has left the neighborhood, earned her college degree, and published a successful novel, all of which has opened the doors to a world of learned interlocutors and richly furnished salons. Both women have attempted are pushing against the walls of a prison that would have seen them living a life of misery, ignorance and submission. They are afloat on the great sea of opportunities that opened up during the nineteen-seventies. Yet they are still very much bound to each other by a strong, unbreakable bond.

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Storia del nuovo cognome

2012 . Elena Ferrante

good-reads4.4/5
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L'amica geniale - Volume secondo «Capii che ero arrivata fin là piena di superbia e mi resi conto che – in buona fede certo, con affetto – avevo fatto tutto quel viaggio soprattutto per mostrarle ciò che lei aveva perso e ciò che io avevo vinto. Lei naturalmente se ne era accorta fin dal momento in cui le ero comparsa davanti e ora stava reagendo spiegandomi di fatto che non avevo vinto niente, che al mondo non c'era alcunché da vincere, che la sua vita era piena di avventure diverse e scriteriate proprio quanto la mia, e che il tempo semplicemente scivolava via senza alcun senso, ed era bello solo vedersi ogni tanto per sentire il suono folle del cervello dell'una echeggiare dentro il suono folle del cervello dell'altra». Ecco Storia del nuovo cognome, secondo romanzo del ciclo dell'Amica geniale. Cominciate a leggere e la scrittura vi catturerà. Ritroverete subito Lila ed Elena, il loro rapporto di amore e odio, l'intreccio inestricabile di dipendenza e volontà di autoaffermazione. Lila ed Elena hanno sedici anni e si sentono entrambe in un vicolo cieco. Lila si è appena sposata ma, nell’assumere il cognome del marito, ha l’impressione di aver perso se stessa. Elena è ormai una studentessa modello ma, proprio durante il matrimonio dell’amica, ha scoperto che non sta bene né nel rione né fuori. Le vicende dell’Amica geniale riprendono a partire da questo punto e ci trascinano nella vitalissima giovinezza delle due ragazze, dentro il ritmo travolgente con cui si tallonano, si perdono, si ritrovano. Il tutto sullo sfondo di una Napoli, di un’Italia che preparano i connotati allarmanti di oggi. Della trama non anticiperemo niente. Storia e forza della scrittura fanno tutt’uno al punto che ci pare sconveniente guastare al lettore il piacere di leggere sorprendendosi a ogni pagina. Meglio dunque abbandonarsi a Lila ed Elena: conoscerle a fondo, riconoscersi sia nella tendenza alla conformità acquiescente sia nella caparbia determinazione a prendere in mano il proprio destino. Dell’Amica geniale hanno detto: «È un libro che trabocca dall’anima come un’eruzione del Vesuvio». (Paolo Mauri – La Repubblica) «Una scrittura densa, sotterranea, odorosa. Che incanta come una danza». (Chicca Gagliardo – Glamour) «È un bellissimo Bildungsroman, anzi due, anzi più di due. Il romanzo di una generazione di amici-nemici». (Paolo Di Stefano – Corriere della Sera) «Una meraviglia senza margini e senza generi». (Valerio Calzolaio – Il Salvagente) «Elena Ferrante se ne sta lì a dimostrare che la letteratura può guarire dai mali del presente, curare lo spirito, fungere da antidoto all’affanno di riconoscersi nella contemporaneità di un Paese sempre più respingente». (Titti Marrone – il Mattino) «Ha il respiro lungo della memoria l’ultimo romanzo di Elena Ferrante». (Anna Maria Crispino – Leggendaria) «Se potessi tornare indietro, non lo leggerei, m’è piaciuto troppo». (Marina Vitale – Letteratu.it) «Un testo che va letto e riletto (ma per farlo ancora più tuo lo si dovrebbe copiare e ricopiare)». (Marina Terragni – Via Dogana) «Un’epopea da non perdere». (Bia Sarasini – Società italiana delle letterate) «Elena e Lila. Ciascuna è per l’altra l’amica geniale: una potenzialità inespressa, un pungolo e un rimpianto, un oggetto dell’invidia e un orizzonte del desiderio». (Beatrice Manetti – L’indice dei libri)

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L'amica geniale - Volume secondo «Capii che ero arrivata fin là piena di superbia e mi resi conto che – in buona fede certo, con affetto – avevo fatto tutto quel viaggio soprattutto per mostrarle ciò che lei aveva perso e ciò che io avevo vinto. Lei naturalmente se ne era accorta fin dal momento in cui le ero comparsa davanti e ora stava reagendo spiegandomi di fatto che non avevo vinto niente, che al mondo non c'era alcunché da vincere, che la sua vita era piena di avventure diverse e scriteriate proprio quanto la mia, e che il tempo semplicemente scivolava via senza alcun senso, ed era bello solo vedersi ogni tanto per sentire il suono folle del cervello dell'una echeggiare dentro il suono folle del cervello dell'altra». Ecco Storia del nuovo cognome, secondo romanzo del ciclo dell'Amica geniale. Cominciate a leggere e la scrittura vi catturerà. Ritroverete subito Lila ed Elena, il loro rapporto di amore e odio, l'intreccio inestricabile di dipendenza e volontà di autoaffermazione. Lila ed Elena hanno sedici anni e si sentono entrambe in un vicolo cieco. Lila si è appena sposata ma, nell’assumere il cognome del marito, ha l’impressione di aver perso se stessa. Elena è ormai una studentessa modello ma, proprio durante il matrimonio dell’amica, ha scoperto che non sta bene né nel rione né fuori. Le vicende dell’Amica geniale riprendono a partire da questo punto e ci trascinano nella vitalissima giovinezza delle due ragazze, dentro il ritmo travolgente con cui si tallonano, si perdono, si ritrovano. Il tutto sullo sfondo di una Napoli, di un’Italia che preparano i connotati allarmanti di oggi. Della trama non anticiperemo niente. Storia e forza della scrittura fanno tutt’uno al punto che ci pare sconveniente guastare al lettore il piacere di leggere sorprendendosi a ogni pagina. Meglio dunque abbandonarsi a Lila ed Elena: conoscerle a fondo, riconoscersi sia nella tendenza alla conformità acquiescente sia nella caparbia determinazione a prendere in mano il proprio destino. Dell’Amica geniale hanno detto: «È un libro che trabocca dall’anima come un’eruzione del Vesuvio». (Paolo Mauri – La Repubblica) «Una scrittura densa, sotterranea, odorosa. Che incanta come una danza». (Chicca Gagliardo – Glamour) «È un bellissimo Bildungsroman, anzi due, anzi più di due. Il romanzo di una generazione di amici-nemici». (Paolo Di Stefano – Corriere della Sera) «Una meraviglia senza margini e senza generi». (Valerio Calzolaio – Il Salvagente) «Elena Ferrante se ne sta lì a dimostrare che la letteratura può guarire dai mali del presente, curare lo spirito, fungere da antidoto all’affanno di riconoscersi nella contemporaneità di un Paese sempre più respingente». (Titti Marrone – il Mattino) «Ha il respiro lungo della memoria l’ultimo romanzo di Elena Ferrante». (Anna Maria Crispino – Leggendaria) «Se potessi tornare indietro, non lo leggerei, m’è piaciuto troppo». (Marina Vitale – Letteratu.it) «Un testo che va letto e riletto (ma per farlo ancora più tuo lo si dovrebbe copiare e ricopiare)». (Marina Terragni – Via Dogana) «Un’epopea da non perdere». (Bia Sarasini – Società italiana delle letterate) «Elena e Lila. Ciascuna è per l’altra l’amica geniale: una potenzialità inespressa, un pungolo e un rimpianto, un oggetto dell’invidia e un orizzonte del desiderio». (Beatrice Manetti – L’indice dei libri)

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Storia di chi fugge e di chi resta

2013 . Elena Ferrante

good-reads4.3/5
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L'amica geniale - Volume terzo Elena e Lila, le due amiche la cui storia i lettori hanno imparato a conoscere attraverso L’amica geniale e Storia del nuovo cognome, sono diventate donne. Lo sono diventate molto presto: Lila si è sposata a sedici anni, ha un figlio piccolo, ha lasciato il marito e l’agiatezza, lavora come operaia in condizioni durissime; Elena è andata via dal rione, ha studiato alla Normale di Pisa e ha pubblicato un romanzo di successo che le ha aperto le porte di un mondo benestante e colto. Ambedue hanno provato a forzare le barriere che le volevano chiuse in un destino di miseria, ignoranza e sottomissione. Ora navigano, con i ritmi travolgenti a cui Elena Ferrante ci ha abituati, nel grande mare aperto degli anni Settanta, uno scenario di speranze e incertezze, di tensioni e sfide fino ad allora impensabili, sempre unite da un legame fortissimo, ambivalente, a volte sotterraneo a volte riemergente in esplosioni violente o in incontri che aprono prospettive inattese. «Elena Ferrante potrebbe essere la migliore scrittrice contemporanea di cui abbiate mai sentito parlare». The Economist «Elena Ferrante ha scritto romanzi straordinari, lucidi, indubbiamente schietti (...). Aggredisce le smancerie borghesi e il decoro domestico, strappa via la pelle dalla consuetudine (...). L’amica geniale è una storia splendida e delicata di convergenze e colpi di scena». The New Yorker «L’amica geniale è un libro che trabocca dall’anima come un’eruzione del Vesuvio». La Repubblica «Tutti dovrebbero leggere qualunque cosa porti la firma di Elena Ferrante». The Boston Globe «Lukács una volta ha affermato che I promessi sposi di Manzoni è un’allegoria di tutta la storia italiana. Allo stesso modo, Elena Ferrante trasforma l’amore, la separazione e la riunione di due povere ragazze nella tragedia della loro città, un luogo bello e straziante». The New York Times «I personaggi femminili di Elena Ferrante sono vere e proprie opere d’arte». El País

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L'amica geniale - Volume terzo Elena e Lila, le due amiche la cui storia i lettori hanno imparato a conoscere attraverso L’amica geniale e Storia del nuovo cognome, sono diventate donne. Lo sono diventate molto presto: Lila si è sposata a sedici anni, ha un figlio piccolo, ha lasciato il marito e l’agiatezza, lavora come operaia in condizioni durissime; Elena è andata via dal rione, ha studiato alla Normale di Pisa e ha pubblicato un romanzo di successo che le ha aperto le porte di un mondo benestante e colto. Ambedue hanno provato a forzare le barriere che le volevano chiuse in un destino di miseria, ignoranza e sottomissione. Ora navigano, con i ritmi travolgenti a cui Elena Ferrante ci ha abituati, nel grande mare aperto degli anni Settanta, uno scenario di speranze e incertezze, di tensioni e sfide fino ad allora impensabili, sempre unite da un legame fortissimo, ambivalente, a volte sotterraneo a volte riemergente in esplosioni violente o in incontri che aprono prospettive inattese. «Elena Ferrante potrebbe essere la migliore scrittrice contemporanea di cui abbiate mai sentito parlare». The Economist «Elena Ferrante ha scritto romanzi straordinari, lucidi, indubbiamente schietti (...). Aggredisce le smancerie borghesi e il decoro domestico, strappa via la pelle dalla consuetudine (...). L’amica geniale è una storia splendida e delicata di convergenze e colpi di scena». The New Yorker «L’amica geniale è un libro che trabocca dall’anima come un’eruzione del Vesuvio». La Repubblica «Tutti dovrebbero leggere qualunque cosa porti la firma di Elena Ferrante». The Boston Globe «Lukács una volta ha affermato che I promessi sposi di Manzoni è un’allegoria di tutta la storia italiana. Allo stesso modo, Elena Ferrante trasforma l’amore, la separazione e la riunione di due povere ragazze nella tragedia della loro città, un luogo bello e straziante». The New York Times «I personaggi femminili di Elena Ferrante sono vere e proprie opere d’arte». El País

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Storia della bambina perduta

2014 . Elena Ferrante

good-reads4.4/5
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L'amica geniale - Quarto e ultimo volume Storia della bambina perduta è il quarto e ultimo volume dell’Amica geniale, la saga italiana che ha avuto più successo in questi anni, confermando l’autrice, già conosciuta per i precedenti romanzi, come una delle massime scrittrici al mondo. Le due protagoniste Lina (o Lila) ed Elena (o Lenù) sono ormai adulte, con alle spalle delle vite piene di avvenimenti, scoperte, cadute e “rinascite”. Ambedue hanno lottato per uscire dal rione natale, una prigione di conformismo, violenze e legami difficili da spezzare. Elena è diventata una scrittrice affermata, ha lasciato Napoli, si è sposata e poi separata, ha avuto due figlie e ora torna a Napoli per inseguire un amore giovanile che si è di nuovo materializzato nella sua nuova vita. Lila è rimasta a Napoli, più invischiata nei rapporti familiari e camorristici, ma si è inventata una sorprendente carriera di imprenditrice informatica ed esercita più che mai il suo affascinante e carismatico ruolo di leader nascosta ma reale del rione (cosa che la porterà tra l’altro allo scontro con i potenti fratelli Solara). Ma il romanzo è soprattutto la storia di un rapporto di amicizia, dove le due donne, veri e propri poli opposti di una stessa forza, si scontrano e s’incontrano, s’influenzano a vicenda, si allontanano e poi si ritrovano, si invidiano e si ammirano. Attraverso nuove prove che la vita pone loro davanti, scoprono in se stesse e nell’altra sempre nuovi aspetti delle loro personalità e del loro legame d’amicizia. Intanto la storia d’Italia e del mondo si srotola sullo sfondo e anche con questa le due donne e la loro amicizia si dovranno confrontare. Assieme ai precedenti “capitoli” di questa straordinaria storia – L'amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta – questo quarto conclusivo volume costituisce un’opera letteraria incredibilmente feconda e ispiratrice, un’opera riconosciuta internazionalmente come una delle massime del nostro tempo. «Nulla di ciò che leggiamo a proposito dell’opera di Elena Ferrante ci prepara alla ferocia dei suoi romanzi... Narrano una storia di donne con tale sincerità che, più che osservare una vita, sembra quasi di sperimentarla in prima persona». The New York Times «Elena Ferrante è una delle grandi scrittrici dei nostri tempi: voce piena di passione, ampi orizzonti e sguardo implacabile... In questi audaci, meravigliosi romanzi, la Ferrante delinea le profonde connessioni che intercorrono tra la dimensione politica e quella personale. La sua è una rappresentazione nuova del nostro attuale modo di vivere – una rappresentazione di cui abbiamo fortemente bisogno – presentata in maniera geniale, da una donna». The New York Times Sunday Book Review «La profonda comprensione che Elena Ferrante dimostra nei confronti dei conflitti e degli stati psicologici dei suoi personaggi è impressionante... I suoi romanzi suonano così sinceri e sono scritti con tale empatia da sembrare quasi una confessione». The Wall Street Journal «Quando leggo [i romanzi di Elena Ferrante] vorrei non smettere mai. Mi irritano gli ostacoli – il mio lavoro, gli incontri in metropolitana – che rischiano di tenermi lontana dai suoi libri. Mi dispero quando devo separarmene (come potrò mai aspettare un anno prima di poter leggere il prossimo?). Sono preda di un desiderio vorace di continuare a leggere». The New Yorker «La Ferrante scrive con così tanta aggressività e perturbante acutezza psicologica sulla caotica complessità delle amicizie femminili che il mondo reale scompare in lontananza quando si è immersi nella lettura delle sue opere». Entertainment Weekly

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L'amica geniale - Quarto e ultimo volume Storia della bambina perduta è il quarto e ultimo volume dell’Amica geniale, la saga italiana che ha avuto più successo in questi anni, confermando l’autrice, già conosciuta per i precedenti romanzi, come una delle massime scrittrici al mondo. Le due protagoniste Lina (o Lila) ed Elena (o Lenù) sono ormai adulte, con alle spalle delle vite piene di avvenimenti, scoperte, cadute e “rinascite”. Ambedue hanno lottato per uscire dal rione natale, una prigione di conformismo, violenze e legami difficili da spezzare. Elena è diventata una scrittrice affermata, ha lasciato Napoli, si è sposata e poi separata, ha avuto due figlie e ora torna a Napoli per inseguire un amore giovanile che si è di nuovo materializzato nella sua nuova vita. Lila è rimasta a Napoli, più invischiata nei rapporti familiari e camorristici, ma si è inventata una sorprendente carriera di imprenditrice informatica ed esercita più che mai il suo affascinante e carismatico ruolo di leader nascosta ma reale del rione (cosa che la porterà tra l’altro allo scontro con i potenti fratelli Solara). Ma il romanzo è soprattutto la storia di un rapporto di amicizia, dove le due donne, veri e propri poli opposti di una stessa forza, si scontrano e s’incontrano, s’influenzano a vicenda, si allontanano e poi si ritrovano, si invidiano e si ammirano. Attraverso nuove prove che la vita pone loro davanti, scoprono in se stesse e nell’altra sempre nuovi aspetti delle loro personalità e del loro legame d’amicizia. Intanto la storia d’Italia e del mondo si srotola sullo sfondo e anche con questa le due donne e la loro amicizia si dovranno confrontare. Assieme ai precedenti “capitoli” di questa straordinaria storia – L'amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta – questo quarto conclusivo volume costituisce un’opera letteraria incredibilmente feconda e ispiratrice, un’opera riconosciuta internazionalmente come una delle massime del nostro tempo. «Nulla di ciò che leggiamo a proposito dell’opera di Elena Ferrante ci prepara alla ferocia dei suoi romanzi... Narrano una storia di donne con tale sincerità che, più che osservare una vita, sembra quasi di sperimentarla in prima persona». The New York Times «Elena Ferrante è una delle grandi scrittrici dei nostri tempi: voce piena di passione, ampi orizzonti e sguardo implacabile... In questi audaci, meravigliosi romanzi, la Ferrante delinea le profonde connessioni che intercorrono tra la dimensione politica e quella personale. La sua è una rappresentazione nuova del nostro attuale modo di vivere – una rappresentazione di cui abbiamo fortemente bisogno – presentata in maniera geniale, da una donna». The New York Times Sunday Book Review «La profonda comprensione che Elena Ferrante dimostra nei confronti dei conflitti e degli stati psicologici dei suoi personaggi è impressionante... I suoi romanzi suonano così sinceri e sono scritti con tale empatia da sembrare quasi una confessione». The Wall Street Journal «Quando leggo [i romanzi di Elena Ferrante] vorrei non smettere mai. Mi irritano gli ostacoli – il mio lavoro, gli incontri in metropolitana – che rischiano di tenermi lontana dai suoi libri. Mi dispero quando devo separarmene (come potrò mai aspettare un anno prima di poter leggere il prossimo?). Sono preda di un desiderio vorace di continuare a leggere». The New Yorker «La Ferrante scrive con così tanta aggressività e perturbante acutezza psicologica sulla caotica complessità delle amicizie femminili che il mondo reale scompare in lontananza quando si è immersi nella lettura delle sue opere». Entertainment Weekly

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L'invenzione occasionale

2019 . Elena Ferrante

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«L’invenzione occasionale è una polifonia di temi, una trama di pensieri, un laboratorio di scrittura e di poetica che prende spunto dalla dimensione apparentemente ordinaria della vita. La raccolta intercetta, sonda, incalza ciò che preme sotto l’ordine convenzionale della memoria e del presente: immagini, gesti, relazioni, necessità ed emergenze. Violare, inceppare, disturbare sono gli atti anarchici e sovversivi che ritornano di continuo nelle tessere di questo mosaico, ispirate allo scavo e al recupero perturbante». Tiziana de Rogatis I testi sono stati pubblicati originariamente in inglese sul Guardian nella traduzione di Ann Goldstein nel corso del 2018. L’invenzione occasionale è composta da cinquantuno frammenti eterogenei di esperienze e di poetica, di intuizioni e di autobiografia. I titoli dei brevi testi modellano una mappa in movimento, definita di volta in volta dall’occhio del lettore. Attraversando soglie e frontiere diverse, rovesciando le stesse pertinenze di alto e basso, ogni tessera apre varchi tra contesti lontani, devia dal solco per meglio segnarne la traccia. Ed ecco che il racconto dell’insonnia porta all’urgenza di scrivere, i puntini sospensivi alla viltà, l’attrazione per un attore all’autonomia dell’opera d’arte, il trauma dei traslochi all’emancipazione delle donne, le piante alla smarginatura. La scrittura si definisce così come uno strumento paradossale, che afferma perentoriamente proprio quando sembra negare e divagare. Per incidere le apparenze dello stereotipo, per recuperare il vero occultato sotto la patina del verosimile, entra in scena un punto di vista nomade, al tempo stesso vicino e lontano dalla nostra vita quotidiana. Scavare, andare in profondità sotto questa superficie significa, in particolare, ripensare l’immaginario femminile come uno splendido graffito ancora parzialmente sepolto. Oltre il denso strato dell’immaginario neo-patriarcale, della retorica dell’emancipazione o dei buoni sentimenti: da lì si sprigiona L’invenzione occasionale. (Tiziana de Rogatis, autrice di Elena Ferrante. Parole chiave)

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«L’invenzione occasionale è una polifonia di temi, una trama di pensieri, un laboratorio di scrittura e di poetica che prende spunto dalla dimensione apparentemente ordinaria della vita. La raccolta intercetta, sonda, incalza ciò che preme sotto l’ordine convenzionale della memoria e del presente: immagini, gesti, relazioni, necessità ed emergenze. Violare, inceppare, disturbare sono gli atti anarchici e sovversivi che ritornano di continuo nelle tessere di questo mosaico, ispirate allo scavo e al recupero perturbante». Tiziana de Rogatis I testi sono stati pubblicati originariamente in inglese sul Guardian nella traduzione di Ann Goldstein nel corso del 2018. L’invenzione occasionale è composta da cinquantuno frammenti eterogenei di esperienze e di poetica, di intuizioni e di autobiografia. I titoli dei brevi testi modellano una mappa in movimento, definita di volta in volta dall’occhio del lettore. Attraversando soglie e frontiere diverse, rovesciando le stesse pertinenze di alto e basso, ogni tessera apre varchi tra contesti lontani, devia dal solco per meglio segnarne la traccia. Ed ecco che il racconto dell’insonnia porta all’urgenza di scrivere, i puntini sospensivi alla viltà, l’attrazione per un attore all’autonomia dell’opera d’arte, il trauma dei traslochi all’emancipazione delle donne, le piante alla smarginatura. La scrittura si definisce così come uno strumento paradossale, che afferma perentoriamente proprio quando sembra negare e divagare. Per incidere le apparenze dello stereotipo, per recuperare il vero occultato sotto la patina del verosimile, entra in scena un punto di vista nomade, al tempo stesso vicino e lontano dalla nostra vita quotidiana. Scavare, andare in profondità sotto questa superficie significa, in particolare, ripensare l’immaginario femminile come uno splendido graffito ancora parzialmente sepolto. Oltre il denso strato dell’immaginario neo-patriarcale, della retorica dell’emancipazione o dei buoni sentimenti: da lì si sprigiona L’invenzione occasionale. (Tiziana de Rogatis, autrice di Elena Ferrante. Parole chiave)

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La vita bugiarda degli adulti

2019 . Elena Ferrante

friendspire5.0
good-reads3.7/5
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Crescere per diventare cosa, per assomigliare a chi? Il nuovo romanzo di una scrittrice amata in tutto il mondo. Il bel viso della bambina Giovanna si è trasformato, sta diventando quello di una brutta malvagia adolescente. Ma le cose stanno proprio così? E in quale specchio bisogna guardare per ritrovarsi e salvarsi? La ricerca di un nuovo volto, dopo quello felice dell’infanzia, oscilla tra due Napoli consanguinee che però si temono e si detestano: la Napoli di sopra, che s’è attribuita una maschera fine, e quella di sotto, che si finge smodata, triviale. Giovanna oscilla tra alto e basso, ora precipitando ora inerpicandosi, disorientata dal fatto che, su o giù, la città pare senza risposta e senza scampo. L'estratto «Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta. La frase fu pronunciata sottovoce, nell’appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri. Tutto — gli spazi di Napoli, la luce blu di un febbraio gelido, quelle parole — è rimasto fermo. Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento: solo un garbuglio che nessuno, nemmeno chi in questo momento sta scrivendo, sa se contiene il filo giusto di un racconto o è soltanto un dolore arruffato, senza redenzione».

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Crescere per diventare cosa, per assomigliare a chi? Il nuovo romanzo di una scrittrice amata in tutto il mondo. Il bel viso della bambina Giovanna si è trasformato, sta diventando quello di una brutta malvagia adolescente. Ma le cose stanno proprio così? E in quale specchio bisogna guardare per ritrovarsi e salvarsi? La ricerca di un nuovo volto, dopo quello felice dell’infanzia, oscilla tra due Napoli consanguinee che però si temono e si detestano: la Napoli di sopra, che s’è attribuita una maschera fine, e quella di sotto, che si finge smodata, triviale. Giovanna oscilla tra alto e basso, ora precipitando ora inerpicandosi, disorientata dal fatto che, su o giù, la città pare senza risposta e senza scampo. L'estratto «Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta. La frase fu pronunciata sottovoce, nell’appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri. Tutto — gli spazi di Napoli, la luce blu di un febbraio gelido, quelle parole — è rimasto fermo. Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento: solo un garbuglio che nessuno, nemmeno chi in questo momento sta scrivendo, sa se contiene il filo giusto di un racconto o è soltanto un dolore arruffato, senza redenzione».

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